Riconoscenza, questa sconosciuta.

I primi titoli di ogni giornale sportivo, e non solo, sono dedicati all’esonero di Ranieri. Ebbene sì, proprio quel Ranieri che, lo scorso anno, ha realizzato la favola Leicester, facendo vincere ad una squadra, ad un’intera città, un titolo che fino a poco tempo prima era stata solo un’utopia. È bastato qualche risultato negativo in Premier League a scatenare la voglia o (spero) l’istinto di allontanare l’allenatore dalla meritata panchina. Prendo spunto da questo evento per parlare di qualcosa che, ad oggi, non esiste più o almeno è divenuta così rara da non ricordarsi quasi più di cosa si stia parlando. In un mondo bacato dall’apparenza, dal vuoto di valori, credo che sia una normale conseguenza non riuscire ad identificare una persona valida ne tantomeno a riconoscerne le capacità, figuriamoci i meriti. In ambito lavorativo poi, le cose si complicano ulteriormente. Appena entri a far parte di un’azienda diventi un numero: quante vendite fai, quanti contratti chiudi, quante case o macchine vendi. Ormai, ogni contratto deriva da un riscontro numerico (se ci pensate già dall’origine, visto che i contratti sono stati pensati sotto forma di ore lavorate e retribuite) e mai più viene calcolato l’impegno o la passione che il soggetto impiega per svolgere quel lavoro. L’esonero di Ranieri è solo l’esempio famoso di quello che è oggi la società che finge di indignarsi davanti ad un’ingiustizia del genere, senza prendere coscienza di esserne anch’essa la causa. Poi certo, c’è sempre l’eccezione (e per fortuna direi), com’è capitato a me. Dopo nove anni di lavoro, in cui nessuno si era accorto delle mie potenzialità lavorative, è successo che qualcuno (il mio attuale titolare) mi abbia collocato nella giusta posizione lavorativa affinché lui possa usufruire nel modo consono delle mie capacità ed io essere finalmente fiera del ruolo che ricopre. Quindi gli dico grazie e, a voi altri, prendere esempio. 

C.Piro

E che Sanremo sia

Checché se ne dica Sanremo lo guardano tutti, o quasi. Lo guardano soprattutto quelli che dicono che non lo guarderanno, vuoi per curiosità, per reale interesse o almeno per avere qualcosa di cui sparlare. Questo Sanremo però ha ben poco da farsi rimproverare, l’avvento della De Filippi ha portato la leggerezza e la simpatia che da anni non si respirava in quel dell’Ariston, riuscendo a dare anche a Conti un’aria  meno impostata e sicuramente più apprezzabile. Gli artisti in gara, sorridenti e più competenti di quanto potevo immaginare, hanno contribuito a rendere la prima serata scorrevole e piacevole come non mai. L’apertura affidata a Tiziano Ferro poi, nel ricordo di Tenco, è stato il tocco di qualità; ha emozionato bel giusto modo senza risultare pesante o fuori luogo, che poi qualcuno ha avuto da ridire (non poteva essere altrimenti) sulla sua performance non in linea con la vocalità del cantautore compianto, come se tutti fossero critici musicali, lasciatevi andare alle emozioni, miei cari signori, e non state sempre a trovare la pecca anche quando non c’è, le canzoni si interpretano non si imitano. Insomma, mettete da parte questo perbenismo ipocrita e godetevi lo spettacolo che almeno quest’anno, sembra essere davvero di qualità.

C.Piro

Ich Bin Nicht Ein Berliner

Pochi giorni fa sono rientrata dalla mia visita a Berlino. Il mio primo volo, il primo viaggio all’estero e tutto l’entusiasmo che ne consegue, mi hanno accompagnato per tutto il periodo che ha preceduto la partenza, smorzato poi dell’accoglienza inesistente e dal cibo immangiabile dei vicini (non ci amano poi tanto) europei. La città è senz’altro motivo di attrazione, colma di storia e monumenti che sembrano quasi aver fermato il tempo ma, se dovessi consigliarla, lo farei non senza accennare all’astio e al comportamento scontroso dei più che rasenta quasi la maleducazione. Non nego che ci sono state persone disponibili a dare indicazioni stradali e di metropolitana ma, spesso, anche in quel caso, il loro tono era piuttosto serio e per nulla propenso al dialogo. Nonostante il loro cibo, dai famosi Currywurst (i tipici wurstel tedeschi) fino alla più semplice pasta con il pomodoro, per non parlare dei salumi, sia poco gustoso e, in certi casi, immangiabile, i prezzi sono piuttosto esosi, fatto salvo per lo stinco di maiale mangiato in un locale tipico che quasi valeva da solo il viaggio. Insomma, la buona compagnia ha garantito il successo di questo viaggio che ricorderò per la storia e l’ottimo servizio di metropolitana che collega l’intera città ma alla prossima converrà informarsi meglio su cibo e accoglienza verso i turisti. Per il resto, non me la sento di imitare JFK ma piuttosto di andargli contro, e il  titolo è pienamente esplicativo.

C.Piro

C’è chi dice NO!

Dopo una campagna elettorale a suon di consigli si come votare e perché, si è conclusa l’avventura del referendum. Renzi ha rassegnato le sue dimissioni e il popolo stappa spumanti e festeggia in piazza. Potrebbe sembrare una vittoria ma bisognerebbe analizzare i pro e i contro di questa situazione, sarebbe possibile farlo se fossimo in grado di conoscere i retroscena che si nascondono dietro ogni singola sillaba che i politici pronunciano ma altro non possiamo fare se non andare a fiducia e … l’istinto. Alle urne ha vinto il NO quasi a dimostrazione che, gli italiani, sono stufi, stanchi di promesse non mantenute, progetti mai portati a compimento e finte facce affrante quando tragedie colpiscono il nostro paese, e ultimamente ne vefiamo fin troppe, purtroppo. Un voto che è più una ribellione che una presa di posizione, una scelta obbligata, quasi a sfidare i progetti politici, quasi a voler, per una volta, rompere le uova nel loro paniere, senza pensare alle conseguenze che tutto questo comporterà, quasi a dire “tanto peggio di così…”. Questa scelta d’istinto, di liberazione, vedremo a quale conseguenza porterà, quali saranno i cambiamenti a vantaggio e quali quelli a svantaggio. Chi vivrà vedrà, almeno un passo avanti è stato fatto, abbiamo imparato a dire di NO. 

C.Piro

Benvenuto dicembre!

Lo so cosa state pensando: “l’apatia che vi avevo scritto che stava passando in realtà si è trattenuta”. Diciamo che non è propriamente vero, oppure si. In questi giorni ho avuto da fare con il passaggio ad un nuovo ruolo nell’azienda per la quale lavoro, il trasloco alla mia bellissima e amatissima casa nuova e tante altre beghe che mi hanno impedito di scrivere o almeno di tenere aperta la mente affinché mi fosse permesso di scrivere. Vero anche che “volere è potere” come dico sempre quindi, in realtà, non esiste un motivo reale e valido che possa impedire all’arte di manifestarsi. A parte i pensieri che generano l’apatia in oggetto. Detto questo, sperando di non tornare a riscrivere tra qualche mese ma solo tra qualche giorno, al massimo qualche settimana, volevo rendervi partecipi di questi sottili cambiamenti e della motivazione della mia sparizione. Le attività continuano su radioselfie.it, dove continuo a condurre “Lo chiamavano cinema” e con paroleacolori.com dove scrivo la rubrica “I fantastici 4”. Presto aggiornerò la mia pagina delle registrazioni sul programma radio e inseriró il riferimento degli articoli il cui link trovate già qui di fianco. A presto, stavolta sul serio e… Benvenuto dicembre!

C.Piro

Apatia

C’è quello stato di inerzia, di “voglia di fare nulla” che qualche volta si impossessa del mio corpo e della mia mente. È un “caos calmo” (per dirlo alla Moretti. La citazione cinematografica mi è venuta spontanea) che sembra impedire ai pensieri di agire. Restano tutti lì, come in circolo, si muovono lenti e pesanti…pensanti. Impediscono di leggere, di sorridere, di scrivere, e noterete che non postano nulla da un po’. A volte mi  giustifico con lo stress da lavoro o per i troppi impegni che si susseguono nella vita di una single indipendente ma, dentro di me, so che c’è altro, molto di più di quello che dico e di ciò che veramente penso. Non c’è da allarmarsi però, come vedete sta passando, sto scrivendo e so che andrà sempre meglio, almeno lo spero. L’apatia è uno stato d’animo tangibile a pochi, insostenibile per molti, da abbattere per me. E quando ci riesco mi sento come se stessi vivendo un’altra vita. A presto. 

C.Piro

Cosa buona o cosa giusta?

La vita è fatta di scelte, di decisioni, che siano giuste o sbagliate, a volte semplicemente buone. Prendere una buona decisione corrisponde a fare, o dire, qualcosa, che eticamente o moralmente risulta non essere sbagliata, questo non lascia intendere che quel qualcosa sia anche qualcosa fi giusto per noi. Ecco perché molto spesso ci troviamo a dover lottare tra quello che per noi è giusto e quello che invece sarebbe meglio fare. Personalmente ho sempre scelto la cosa giusta piuttosto che quella buona. Lo faccio perché, fare il contrario, mi porterebbe a tradire me stessa e credo di poter sopportare di deludere una persona qualsiasi ma non me stessa. E poi vuoi mettere la soddisfazione di cui gode l’anima nel momento in cui sa di aver preso una decisione, o di aver fatto una cosa, giusta? Certo, la scelta spetta solo a noi: possiamo decidere di fare o dire le cose buone, per non soffrire, per non osare, per non farsi o fare del male; oppure decidere di sentirsi bene con se stessi rispettandosi e portando avanti quello che prevale nel cuore è nell’anima. Io continuerò a fare e dire le cose giuste, lascio a voi quelle cose buone e puerili che l’animo nemmeno riesce a sentire.

C.Piro