Lei è tornata!

mianeve
Foto di CPiro scattata a Civitanova Marche il 27.02.2018 alle 9.24

La neve! Bianca, candida e piuttosto vigorosa, sono due giorni che si abbatte su tutta (o quasi) l’Italia, coprendo con il suo soffice manto ogni cosa. Il web è invaso da foto e video che documentano il tutto. E se al nord, dove tra l’altro sono stranamente di meno, le città colpite, è qualcosa a cui sono avvezzi, al sud, anche Napoli stamane si è svegliata imbiancata, è ben accetta perché inusuale (non considerando tutti i disagi che ciò porta con se). E tra chi è stufo di continui post che ricordano continuamente le condizioni climatiche e chi si astiene quasi per dispetto doveroso, si sono io che, impossibilitata a recarmi in ufficio, oggi mi godo non solo una giornata di riposo lavorativo ma anche e soprattutto una full immersion nella mia arte. Prima di tutto però avevo un’immensa voglia di fare due passi e così alle 8.30 circa, anziché tornarmene sotto le coperte, mii sono imbabuccata tutta e sono uscita. Ok, ok forse un po’ sono matta ma dopotutto chi non lo è del tutto? L’orario era fondamentale in quanto mi avrebbe permesso di: 1. godermi davvero il totale contatto con la natura, visto che a quell’ora non ci avrei trovato quasi nessuno; 2. avrei finalmente potuto fare delle foto come si deve, con tutto il bianco possibile (una delle quali la potete ammirare qui sopra. Le altre? Fate un salto sul mio profilo Instagram) prima che un eventuale sole (che per la cronaca non sembra volersi decidere a svolgere il suo ruolo) avrebbe intaccato la scenografia. E che dirvi? Se tutti voi provaste ad annullare per un attimo tutte le negatività che vi affollano la mente, se lasciaste a casa cellulari, lettori mp3, dubbi, problemi e pensieri, per immergervi totalmente in questa spettacolare atmosfera, quello che ne verrebbe fuori sarebbe qualcosa di straordinario. Un rilassamento totale e generante. La verità, oltre al fatto che non ci sta mai bene niente e che non siamo abituati a lasciarci andare; sempre e solo a lamentarci di tutte le cose negative che la neve (e non solo quella, certo) può portare senza provare invece a goderci una giornata diversa: il rumore del vento, la voce felice dei bambini che giocano, le poche macchine che invadono le strade, e fidate che potrei continuare all’infinito. Quindi…invece di stare li a casa davanti al pc (anche se adesso state leggendo il mio post) uscite, da soli, con il cane o coi i vostri figli o nipoti che siano, andate a godervi questa giornata che poi la neve si sciogli i pensieri invece li trovare esattamente li dove li avete lasciati.

P.S. Questa neve mi ha ispirato…e forse…sono tornata anche io…

C.Piro

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Attaccamento vitale

Ieri ero dal mio medico di base e, mentre ero in attesa del mio turno, dalla porta entra un vecchietto piuttosto malandato. Molto in là con l’età ed un bastone a sorreggerlo, camminava piuttosto claudicante; si è seduto manifestando tutta la sua stanchezza. Parlando con il rappresentante, anch’egli in attesa del suo turno, ha sciorinato la sua diagnosi palesando la sua volontà a non arrendersi. In questo caso specifico, la tenerezza ma soprattutto l’umiltà con cui il dialogo si è svolto, mi ha fatto solo pensare ad un uomo che conosce il valore della vita e vuole semplicemente berne il succo il più possibile ma, altre volte capita invece di trovarsi di fronte a persone che pur discutendo dello stesso argomento, non provocano in me la stessa sensazione. Il loro modo di porsi alla vita, pur senza arrendersi in egual modo, risulta talmente spocchioso da finire per essere arrogante. Per quanto ognuno è libero di porsi verso la vita nel modo che ritiene più opportuno, tra il rispetto per la vecchiaia è la conseguente voglia di non voler sprecare nemmeno un attimo del tempo che gli resta, da una parte e l’arroganza di attaccarsi alla vita per continuare a prenderne maledicendo l’età che avanza  ce ne passa. Quindi ben venga il lottare per una vita migliore affinché le malattie possano non spezzarci, al massimo piegarci ma non dimentichiamo che la vecchiaia fa parte del gioco con la conseguente morte che tanto cerchiamo di scansare. Inutile prima o poi arriverà per tutti allora meglio godere della vita anche in tarda età ma con la consapevolezza del tempo che passa e degli acciacchi che ne conseguono. Ah…anche se non leggera mai questo post, auguro a quell’adorabile vecchietto tutta la salute del mondo. 

C. Piro

L’uomo piccolo ce l’ha grande

Eh sì, ok lo ammetto, il titolo è una tattica senza mezzi termini per attirare la vostra attenzione. Ma scoprirete che è consono al discorso che sto per illustrarvi, quindi non sono poi così imbrogliona come può sembrare. Non so se vi è mai capitato di osservare gli uomini e…le loro auto. Oltre alla morbosità, che noi donne ci sognamo, relativa alla pulizia dell’abitacolo e alla manutenzione di tutte le parti meccaniche c’è un aspetto, spesso poco considerato, che se osservato nel modo corretto ci farà vedere (forse) ogni maschietto di nostra conoscenza con occhi diversi. Qualche tempo fa lessi uno studio sulla necessità, prettamente maschile, di palesare la propria virilità attraverso l’acquisto di una macchina piuttosto che di un’altra. Cosa lo induce alla scelta? Semplice. La lunghezza o la grandezza della stessa. Ebbene sì, più una macchina è grande, più è lunga e più lo fa sentire virili. Secondo il loro modo di inconscio di ragionare, se una donna li vede alla guida di un suv o piuttosto di una station wagon allora capisce che a letto è una garanzia. Naturalmente non funziona sempre così. Per fortuna ci sono uomini che si astengono da questa regola ma non posso negare che, dopo la lettura dell’articolo sullo studio di cui sopra, ho iniziato ad osservare un uomo anche in base alla macchina che guida e vi dirò…non ha tutti i torti. Paetendo dagli uomini insicuri e finendo con quelli prepotenti, spesso mi è capitato di constatare che non possiedono mai un utilitaria ma si concedono una vettura che possa dimostrare la loro “grandezza” senza che loro si prendano la briga di dimostrarla. Troppa fatica. Provate anche voi: prendete un vostro conoscente di sesso maschile, preferibilmente uno che secondo voi non è degno di stima, e notate l’auto che guida. Avevo ragione eh! 

Quando il regista fa’ l’attore

Leggendo una recensione sull’ultimo film interpretato da Tony Servillo, in base alle considerazioni fatte dal critico, mi sovvengono alcune riflessioni derivanti da una sola domanda: quanto il carattere di un regista condiziona la performance di un attore o attrice che sia? Fatto salvo alcune rare eccezioni di attori/attrici dalla constatata bravura, ci sono quegli ibridi, indefiniti che oscillano tra l’interpretazione memorabile e quella da dimenticare. Ma cosa incide sull’una piuttosto che sull’altra? C’è da dire, senza voler offendere nessuno, che si parte dalla considerazione di fondo, se ancora non fosse chiaro, che l’attore o attrice in questione non possa essere definito/a di “alta qualità” ma piuttosto un artista capace di esprimersi al massimo nel momento in cui vengono a crearsi talune situazioni. Le situazioni di cui sopra contengono in esse diversi aspetti ma noi ci soffermeremo sulla figura del regista che, secondo il mio modesto parere, fa’ l’attore; attraverso il suo metodo di lavorazione, nello sviluppo del suo stile, della sua idea di cinema, sapendo esattamente come sviluppare un soggetto e conoscendo ogni pensiero del protagonista, consente all’attore o attrice che lo interpreta, di esprimerne il carattere nel modo migliore, spremendo le capacità dell’artista a favore del soggetto da rappresentare. Praticamente si serve delle capacità dell’attore scelto (avete capito che la considerazione la faccio per ambo i sessi, almeno evito di ripetermi ogni volta) e le “sfrutta” a suo piacimento per riuscire ad avere la massima resa da un professionista che, almeno secondo il suo parere, può essere la persona giusta per dare vita al suddetto personaggio; addirittura a volte accade che, durante la stesura della sceneggiatura, che spesso avviene per mano dello stesso regista, l’attore protagonista si materializzi nella mente dello stesso proprio durante lo sviluppo del personaggio, e non sono pochi i casi in cui i produttori hanno dovuto ingaggiare un attore solo per “accontentare” un regista fin troppo esigente. Detto questo, non accade sempre che l’attore soddisfi poi le esigenze dello stesso regista che l’ha ingaggiato ma, quando ciò avviene, succede che si vada poi a creare un sodalizio artistico che si svilupperà nel tempo; per Servillo la massima espressione della sua arte è fruibile per mano di Sorrentino e sembra proprio che nessun altro sia stato in grado di attingere dalla sua bravura in egual modo. L’attore napoletano è solo l’ultimo di una miriade di esempi possibili dove non sono da meno quegli attori, principalmente d’oltreoceano, che dopo una carriera non memorabile, finiscono nelle mani di un buon regista che ne esalti le doti fino ad allora totalmente nascoste o inesistenti e se c’è chi finisce per proseguire per la strada finalmente trovata (es. Matthew McConaughey, per anni impiegato in commedie finquando non sono state espresse le sue potenzialità anche in ambito drammatico), altri tornano nell’oblio dal quale erano per un attimo usciti (es. la buona interpretazione di Nicolas Cage in ‘Al di la’ della vita’ per mano di Scorsese, ma prima e dopo il vuoto). Potrei stare tutta la notte a sciorinare aneddoti e creare accoppiamenti tra registi e attori ma credo che, a questo punto, il concetto sia più che chiaro: molto spesso, come ben detto, è proprio il regista a fare l’attore.

C. Piro

Riconoscenza, questa sconosciuta

I primi titoli di ogni giornale sportivo, e non solo, sono dedicati all’esonero di Ranieri. Ebbene sì, proprio quel Ranieri che, lo scorso anno, ha realizzato la favola Leicester, facendo vincere ad una squadra, ad un’intera città, un titolo che fino a poco tempo prima era stata solo un’utopia. È bastato qualche risultato negativo in Premier League a scatenare la voglia o (spero) l’istinto di allontanare l’allenatore dalla meritata panchina. Prendo spunto da questo evento per parlare di qualcosa che, ad oggi, non esiste più o almeno è divenuta così rara da non ricordarsi quasi più di cosa si stia parlando. In un mondo bacato dall’apparenza, dal vuoto di valori, credo che sia una normale conseguenza non riuscire ad identificare una persona valida ne tantomeno a riconoscerne le capacità, figuriamoci i meriti. In ambito lavorativo poi, le cose si complicano ulteriormente. Appena entri a far parte di un’azienda diventi un numero: quante vendite fai, quanti contratti chiudi, quante case o macchine vendi. Ormai, ogni contratto deriva da un riscontro numerico (se ci pensate già dall’origine, visto che i contratti sono stati pensati sotto forma di ore lavorate e retribuite) e mai più viene calcolato l’impegno o la passione che il soggetto impiega per svolgere quel lavoro. L’esonero di Ranieri è solo l’esempio famoso di quello che è oggi la società che finge di indignarsi davanti ad un’ingiustizia del genere, senza prendere coscienza di esserne anch’essa la causa. Poi certo, c’è sempre l’eccezione (e per fortuna direi), com’è capitato a me. Dopo nove anni di lavoro, in cui nessuno si era accorto delle mie potenzialità lavorative, è successo che qualcuno (il mio attuale titolare) mi abbia collocato nella giusta posizione lavorativa affinché lui possa usufruire nel modo consono delle mie capacità ed io essere finalmente fiera del ruolo che ricopre. Quindi gli dico grazie e, a voi altri, prendere esempio. 

C.Piro

E che Sanremo sia

Checché se ne dica Sanremo lo guardano tutti, o quasi. Lo guardano soprattutto quelli che dicono che non lo guarderanno, vuoi per curiosità, per reale interesse o almeno per avere qualcosa di cui sparlare. Questo Sanremo però ha ben poco da farsi rimproverare, l’avvento della De Filippi ha portato la leggerezza e la simpatia che da anni non si respirava in quel dell’Ariston, riuscendo a dare anche a Conti un’aria  meno impostata e sicuramente più apprezzabile. Gli artisti in gara, sorridenti e più competenti di quanto potevo immaginare, hanno contribuito a rendere la prima serata scorrevole e piacevole come non mai. L’apertura affidata a Tiziano Ferro poi, nel ricordo di Tenco, è stato il tocco di qualità; ha emozionato bel giusto modo senza risultare pesante o fuori luogo, che poi qualcuno ha avuto da ridire (non poteva essere altrimenti) sulla sua performance non in linea con la vocalità del cantautore compianto, come se tutti fossero critici musicali, lasciatevi andare alle emozioni, miei cari signori, e non state sempre a trovare la pecca anche quando non c’è, le canzoni si interpretano non si imitano. Insomma, mettete da parte questo perbenismo ipocrita e godetevi lo spettacolo che almeno quest’anno, sembra essere davvero di qualità.

C.Piro

Ich Bin Nicht Ein Berliner

Pochi giorni fa sono rientrata dalla mia visita a Berlino. Il mio primo volo, il primo viaggio all’estero e tutto l’entusiasmo che ne consegue, mi hanno accompagnato per tutto il periodo che ha preceduto la partenza, smorzato poi dell’accoglienza inesistente e dal cibo immangiabile dei vicini (non ci amano poi tanto) europei. La città è senz’altro motivo di attrazione, colma di storia e monumenti che sembrano quasi aver fermato il tempo ma, se dovessi consigliarla, lo farei non senza accennare all’astio e al comportamento scontroso dei più che rasenta quasi la maleducazione. Non nego che ci sono state persone disponibili a dare indicazioni stradali e di metropolitana ma, spesso, anche in quel caso, il loro tono era piuttosto serio e per nulla propenso al dialogo. Nonostante il loro cibo, dai famosi Currywurst (i tipici wurstel tedeschi) fino alla più semplice pasta con il pomodoro, per non parlare dei salumi, sia poco gustoso e, in certi casi, immangiabile, i prezzi sono piuttosto esosi, fatto salvo per lo stinco di maiale mangiato in un locale tipico che quasi valeva da solo il viaggio. Insomma, la buona compagnia ha garantito il successo di questo viaggio che ricorderò per la storia e l’ottimo servizio di metropolitana che collega l’intera città ma alla prossima converrà informarsi meglio su cibo e accoglienza verso i turisti. Per il resto, non me la sento di imitare JFK ma piuttosto di andargli contro, e il  titolo è pienamente esplicativo.

C.Piro